Salviamo sto’ “PAESE”

Il motivetto la cantava un certo Gaber Giorgio, qualche annetto fa… dico “certo” perchè purtroppo oggi molti, soprattutto giovani non sanno nemmeno di chi si stia parlando.

Del resto il “paese” italico è da sempre stato, nei secoli dei secoli il cuore pulsante della cultura nel mondo, ma oramai da decenni questo cuore perde colpi, non viene alimentato, nè curato… c’è chi dice per una chiara visione e un chiaro progetto sempre più riuscito, c’è chi dice perché purtroppo il popolo italico, fin troppo ipocrita e ignorante (nel senso che ignora e va avanti per la sua strada come nulla fosse, vittima e carnefice di se stesso) non meriti altro che ciò e c’è chi dice: “Per normale invecchiamento fisiologico!”.

Non so! Comunque oggi non intendo parlare di ciò! Oggi vorrei parlare di come poter salvare, come diceva il citato Gaber Giorgio “sto’ paese”.

Perché se fossimo svedesi, finlandesi o altro, da mo’ saremmo scesi in piazza, avremmo fermato l’Italia e con una ribellione, una rivoluzione pacifica, un… “io non ci sto”, avremmo fatto dimettere chi di dovere e non più piacere, permettendo così un po’ di pulizia etnica, sia chiaro di politica etnia si parla, ma soprattutto avremmo così già superato di slancio la crisi. Di slancio (lo dico alla Giannino).

Ma purtroppo l’italiano è un popolo strano, sempre poi che di popolo si può o possa parlare. Già perché a esso va sì… bene la rivoluzione, ma poi ci si ricordi che:

  1. Alle 12.15 è ora della pappa e guai a saltarla;
  2. Alle 21.00 c’è il reality show e guai a saltarlo;
  3. Il sabato, la domenica e il lunedì c’è il calcio e guai a saltarlo.

Insomma l’italico popolo ha altre priorità e del resto come non biasimarlo… come?

Basti pensare che in un agosto 2011 come abbiamo avuto, l’italiano ha allungato le sue vacanze!

Basti pensare che continuano le corse e le spese per Tv, PC, Ipad, Iphone, Iqui e Ila.

Insomma il popolo italico è sostanzialmente tranquillo, è come un cane che tutto sommato ha il suo osso tra le zampe e un altro paio nascosti e sa che fino a ché li avrà, beh… tutto sommanto andrà bene (gli ossi sono per l’appunto Lcd, il SuperCellulare e qualche Vestiario di Marca).

Il problema è che così facendo si rischia di risvegliarsi d’un tratto da un brutto incubo o sogno premonitore, e non me ne vogliate, ma il risveglio pare sempre più prossimo.

Ci vuole una scossa, del resto lo diceva sempre il mio titolare Stefano quando facevo l’elettricista: “Se non uccide… è benefica!”.

Già ci vuole una scossa, per prendere in mano la situazione, dato che chi sta ai posti di comando di questo “italico titanic”, sembra come sempre interessato solamente alla poltrona, al talk show e via dicendo.

Come fare? Il metodo come sempre è semplice e perciò per noi fin troppo difficile.

Ci vuole nuovamente dialogo tra la ente, spirito di unione come mai, ci vuole un grande stop, uno stop fermo, deciso e consapevole. Stop a cosa? Uno stop totale!

Scendiamo dalla nostra piccola poltrona e andiamo decisamente nelle strade, “SCENDIAMO IN CAMPO” e riprendiamoci questo paese, riprendimocelo come mai è stato nostro. Dobbiamo dire basta!

Noi, per amore del nostro paese, fermiamoci, giù le serrande, spento il televisore, spenta la radio, spento il pc… ma acceso il cervello. Nelle strade, per le strade a parlare, nei Teatri, nei Circoli nei luoghi di socializzazione a parlare e discutere di un futuro migliore, per noi, i nostri figli e i figli dei nostri figli.

Chiedendo cosa? In attesa di cosa?

Non chiedendo, ma imponendo che costoro vadano “A CASA” dal primo all’ultimo e facendo poi come in Islanda.

Ovvero? Ovvero mettere alla sbarra tutti coloro che negli anni hanno fatto parte di Governi privi di voglia, spirito e spesso poi addirittura collusi con mafia e quant’altro, Governi che sono colpevoli di un debito immenso.

Un debito che non dobbiamo saldare noi! Ma costoro, tutti insieme, con tutti quei bei soldini che negli anni si sono intascati. Fare come l’Islanda.

Ecco come “salvare sto’ paese” prendendo in mano la situazione. Giovani, anziani, adulti… tutti insieme.

Quando? Basta decidere un giorno, un punto di non ritorno, il giorno non degli “Indignados”, ma il giorno di coloro che hanno deciso di prendere in mano questa nazione e tirarla fuori con le proprie forze dagli abissi in cui sta sprofondando.

Come chiamarsi? Semplicemente “Italiani” con la I maiuscola però.

Quando iniziare questa grande serrata? Il 25 novembre (giorno della nasciata di Giovanni XXIII) perchè come disse lui è ora di: Dare una carezza ai Nostri bambini, per il loro bene e per il futuro di tutti.

Detto ciò? Detto ciò… AGIRE COME SEGUE:

  1. condividere su siti/blog/profili e quant’altro questo testo
  2. diffondere con mail e altro questo testo
  3. tenere viva la fiamma fino al 25 novembre
  4. ritrovarsi in tutte le piazze le strade, il 25 novembre per il grande stop la grande serrata
  5. persistere fino a che i draghi no abbandoneranno il castello

E ora ascoltiamoci la carica suonata da un certo Gaber Giorgio

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